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LA BULGARIA E LA SUA STORIA

I traci furono un popolo antico che abitava le terre dell'odierna Bulgaria e alcune regioni limitrofe. Vi dimorarono durante l'epoca greco-romana per scomparirne approssimativamente intorno all'inizio delle incursioni slave contro l'Impero bizantino.
Insediandosi nelle odierne terre bulgare, gli slavi vi trovarono un grande numero di traci sopravvissuti e man mano li assimilarono. Nel corso di quel processo però, gli slavi subirono immancabilmente l'influsso degli usi, dei costumi e del folclore degli indigeni.
Sia la civiltà antica bulgara, sia quella moderna contengono, dunque,
elementi della civiltà tracia.
Antichità
Tratto caratteristico della civiltà antica è il fatto che tutti gli altri popoli assimilati dovettero rinunciare all'uso della loro lingua natia. Il concetto di scrittura e letteratura a quell'epoca veniva legato unicamente alle due lingue classiche - ellenico e latino.
Il fatto più interessante è che i traci erano tutt'altro che suscettibili a influenza straniera e ciò spiega la loro integrità etnica, rimasta intatta durante l'antichità intera. D'altra parte il carattere illetterato della loro civiltà non permise ai traci di sopravvivere. La cultura ellenica riuscì a penetrare fino ad un certo punto solo negli ambienti dei nobili traci,
mentre il popolo respinse sia la lingua che il modo di vivere greci. Le iscrizioni rinvenute in Tracia (migliaia) sono in greco e latino, le due lingue di prestigio; solo con la diffusione della dottrina cristiana si manifestò l’esigenza di tradurre i libri sacri anche nelle lingue dei popoli neobattezzati. Così in Bulgaria settentrionale, nella regione di Veliko Tarnovo, dove si erano insediati dei goti, apparve, ad opera del vescovo Wulfila, una versione in lingua gotica del testo della Bibbia. Per quanto riguarda la lingua tracia, si può ipotizzare che in un certo momento fosse divenuta scritta per venire incontro agli obiettivi della nuova religione mondiale.
Non si può comunque parlare di letteratura tracia laica, in quanto i traci furono completamente negati alle lettere. Prova interessante di ciò è la coniatura di monete sull’isola di Tasso che divenne modello di imitazione per i traci. Il coniatore tracio però, nel copiare l'originale, incideva al posto delle lettere greche sulle monete cerchietti e lineette senza senso; essendo analfabeta si limitò a imitarle ciecamente. Ed è un vero peccato.
La mitologia greca risulta fortemente influenzata da quella tracia. Ne sono testimonianza sia le leggende stesse, sia i nomi di molti dei e personaggi mitologici che non sono greci, ma in gran parte potrebbero essere traci.
Medioevo
Indipendentemente dalle vicende storiche, favorevoli o avverse, la cultura bulgara compie un nuovo, importante progresso. Notevoli scrittori bulgari di quell'epoca - come il Patriarca Evtimii, Grigori Zamblak, Konstantin Kostenecki e altri, creano proprie scuole, tino stile proprio e originale. Insieme ai libri religiosi, si diffondono anche libri di carattere laico,
che hanno un soggetto realistico. La letteratura si libera dagli stretti limiti imposti dalla chiesa. Nascono così opere laiche, frutto della mente popolare, che sono testimonianza di accresciuti interessi intellettuali. La letteratura apocrifa, che esprime lo stato d'animo delle masse popolari, raggiunge un alto grado di diffusione.
Molti racconti e leggende apocrife di questo periodo provocano arche oggi
l'ammirazione di chi le legge per le loro proprietà artistiche, per le loro ingenue e originali concezioni, e la logica del pensiero. Le iscrizioni e i monumenti dell'arte bulgara medioevale colpiscono tuttora per la loro armonia e ricca spiritualità. Vengono costruite chiese, monumenti fortezze, testimonianza di una finezza rara del gusto, di senso equilibrato della proporzione e nello stesso tempo di praticità. Quello che è stato risparmiato dal tempo e dall'oppressore, alcune opere pittoriche, provocano un sentimento di legittimo orgoglio. Brillante esempio sono gli affreschi della chiesa di Boiana, presso Sofia, dipinti nel 1259, che soggiogano con la forza del genio artistico che li ha creati e costituiscono un originale manifesto artistico sul ruolo dell'arte, che rifiuta lo schematico stile ecclesiastico dell'epoca e sceglie invece una nuova via per esprimere i pensieri e le idee del tempo. Un'arte che illumina le tenebre prima ancor a del sorgere del Rinascimento europeo.
Questi successi, conseguiti dalla letteratura e dall'arte bulgara di cui è rimasto un ricordo duraturo nelle leggende e nei monumenti costituiscono uno dei fattori che contribuiscono alla conservazione della nazionalità e della coscienza bulgara durante tutti i cinque secoli di soggezione alla crudele dominazione ottomana.
L’espansione ottomana
Nel 1393, dopo un grave assedio, gli ottomani conquistano la città di Tirnovo e più tardi, nel 1396, anche la seconda capitale bulgara Vidin. In tal modo la Bulgaria medioevale cessa di esistere come Stato indipendente e diviene provincia dell'Impero ottomano.
Ha qui inizio il periodo più difficile della storia del popolo bulgaro: gli ottomani si abbandonano a massacri, devastazioni, rapimenti, profanazioni delle chiese. Viene quindi avviata un'opera di assimilazione nazionale, economica culturale e religiosa. Il patriarcato bulgaro viene annientato, e la chiesa sottomessa al patriarca greco. I monasteri e biblioteche vengono bruciate.
La popolazione bulgara viene cacciata dalle terre fertili e dalle regioni strategiche, dove si installano i conquistatori, i quali instaurano nelle terre bulgare un sistema feudale militare, molto più basso del sistema feudale dello Stato bulgaro medioevale, nel quale lo sfruttamento feudale dei contadini era stato abolito.
I bulgari vengono costretti a pagare più di 90 imposte ordinarie e altrettante straordinarie.
Dovevano, infatti, pagare decine e decine di imposte straordinarie fra cui il tributo di sangue (i bulgari dovevano consegnate allo Stato ottomano i figli maschi, che venivano circoncisi e islamizzati e, dopo una preparazione speciale, inclusi nei corpi del giannizzeri per mantenere in stato di soggezione i popoli sottomessi), l'imposta di diritto all'usufrutto della terra e altre simili.
Questo feroce sistema arrestò di alcuni secoli lo sviluppo delle forze produttive e dell'intera economia della Bulgaria.
Espressione più cospicua della resistenza opposta dal popolo bulgaro sono le rivolte e le insurrezioni, che scoppiano spontaneamente o quando le truppe degli altri Paesi europei avanzano contro la Turchia. La più importante è l'insurrezione di Ciprovzi (città della Bulgaria nord-occidentale) nel 1688. Ma le insurrezioni vengono soffocate con indicibile
ferocia e la maggior parte degli insorti sono costretti a emigrare. Viene in tal modo a formarsi l'emigrazione rivoluzionaria bulgara, che più tardi occuperà un posto importante nel Risorgimento nazionale e nella lotta per la liberazione.
Altra forma di resistenza contro i turchi è il movimento dei cosiddetti haiduti, figli eroici del popolo che si raggruppano per proteggere il popolo dalle crudeltà dell'oppressore e combattono contro le truppe ottomane. Verso la metà del XIX secolo, il movimento di questi haiduti si fonde con il movimento di liberazione nazionale.
Le insurrezioni e il movimento di liberazione nazionale durante il periodo del XV-XVIII secolo indeboliscono la resistenza dell'Impero ottomano, incoraggiando lo spirito e la volontà del popolo bulgaro a continuare la lotta fino della vittoria.
Nascita di uno stato unitario
La guerra di liberazione russo-turca non solo libera il popolo bulgaro dalla dominazione straniera, ma anche distrugge il regime feudale-militare ottomano e risolve in tal modo i problemi della rivoluzione borghese democratica. Dopo la liberazione, i residui del feudalesimo vengono eliminati e la terra dei feudatari ottomani passa nelle mani dei contadini bulgari. Viene spianata la strada allo sviluppo dell'industria capitalista e del
commercio. L'istruzione, l'attività delle biblioteche e dei musei, la cultura e l'editoria vengono rapidamente organizzate. La Bulgaria si mette sulla via dello sviluppo capitalistico.
La formazione del nuovo Stato bulgaro e le conquiste della giovane borghesia trovano espressione e conferma giuridica nella Costituzione di Tirnovo, approvata dall'Assemblea costituente, nel 1879. La Costituzione di Tirnovo, per il suo tempo, è una costituzione borghese nazionale liberale, che proclama i noti diritti democratici: libertà di parola, della stampa, di riunione, di organizzazione, diritto elettorale per gli uomini che abbiano
compiuto 21 anni. La costituzione difendeva la proprietà privata e proteggeva lo sviluppo del capitalismo.
Nel 1885, dopo l'insurrezione delle masse popolari nella Bulgaria meridionale, ha luogo l'unificazione in un solo Stato del Principato di Bulgaria e della Rumelia orientale.
L'unificazione ha un ruolo progressivo di grande importanza per lo sviluppo capitalistico della Bulgaria e non solo liquida definitivamente la dipendenza della Bulgaria meridionale dal sultano, ma annienta, anche, gli ostacoli artificiali frapposti fra la Bulgaria settentrionale e meridionale, creando un vasto mercato nazionale e condizioni per lo sviluppo ulteriore della nazione bulgara.
Sostenuta dall'Impero Austro-Ungarico e dalla Germania, la Serbia dichiara guerra alla Bulgaria allo scopo di ostacolare l'unificazione. Ma il giovane esercito bulgaro sconfigge consecutivamente le truppe serbe presso, Slivniza, Dragoman e Pirot. Questo successo eleva il prestigio della Bulgaria, e i Paesi europei riconoscono uno dopo altro l'unificazione della Bulgaria settentrionale e meridionale.
Ha inizio il periodo di rapido sviluppo del capitalismo in Bulgaria. Si rinforza il processo di sfruttamento e di impoverimento delle famiglie contadine, che vengono gravate di tributi, di imposte e di altri obblighi. Comincia la costruzione di ferrovie, di porti, di imprese industriali. Contemporaneamente si intensifica lo sfruttamento degli operai addetti all'edilizia e all'industria. Il giorno lavorativo raggiunge le 14-16 ore. I datori di lavoro preferiscono impegnare donne e bambini che possono retribuire in minore misura.
L'esercito di disoccupati, di quelli che pativano la miseria aumenta continuamente, parallelamente al numero dei contadini che sono andati in rovina. La penetrazione del capitale straniero che rende soggetta l'economia del Paese, assicurandosi il massimo guadagno, si fa sempre più forte.
In questo ambiente di accelerata differenziazione delle classi cominciano a formarsi i partiti politici che esprimono gli interessi delle diverse classi e dei diversi gruppi sociali. Il partito conservatore e il partito Liberale sono partiti borghesi, che più tardi muteranno di forma ma non di contenuto.
Nel 1891 viene fondato anche il partito socialdemocratico, che nel 1903 si libera dagli elementi opportunisti e prende il nome di Partito socialdemocratico operaio bulgaro (socialisti stretti).
Il partito degli "stretti" è un partito rivoluzionario-marxista, che difende coerentemente gli interessi di classe degli operai e di tutti i lavoratori in generale. Si formano anche le organizzazioni sindacali degli operai, che nel 1904 si uniscono nell'Unione generale dei sindacati. Membro della direzione e dell'Unione viene eletto il giovane poligrafico Georgi Dimitrov, che nel 1908 si mette a capo dei Sindacati.
Fin dai suoi primi passi, il movimento operaio in Bulgaria viene così a essere collegato al socialismo scientifico per cui assume forma rivoluzionaria e internazionale.
Lo sfruttamento si fa sempre più sentito ed esercita una pressione sempre più forte sui piccoli gruppi operai che cominciano a organizzare scioperi. Questi ultimi diventano sempre più frequenti dopo il 1905, per cui il governo borghese, trovando sempre maggiore difficoltà a sostenere la pressione delle masse, è costretto a ricorrere alla violenza e al terrore.
La I Guerra Mondiale
Agli inizi del sec. XX, la borghesia dei Paesi balcanici si preparava intensamente alla guerra. Il rapido sviluppo del capitalismo esigeva la conquista di nuovi mercati e di nuove terre e la realizzazione di queste mire veniva a coincidere con gli interessi della lotta di liberazione nazionale delle popolazioni di Macedonia, Tracia, Kossovo, Albania, ancora soggette agli ottomani e in attesa che i Paesi balcanici liberi venissero loro in aiuto
Il 17 ottobre 1912 hanno inizio le operazioni militari e in soli 25 giorni gli ottomani vengono sconfitti. Le truppe bulgare che agivano contro il grosso delle forze avversarie raggiungono il Mar di Marmara e l'Egeo, poi assediano e prendono d'assalto la fortezza di Odrin (Adrianopoli). Le truppe greche, serbe e montenegrine, sostenute da reparti bulgari conseguono grandi successi sui fronti di Macedonia, Epiro e Albania. La Turchia, sconfitta, chiede la pace.
In tal modo, dopo 550 anni di schiavitù, tutti i popoli della Penisola balcanica vengono liberati dalla soggezione ottomana.
Ma la guerra non è ancora terminata e già gli alleati vengono a contesa per la spartizione delle terre conquistate. Scoppia così la guerra interalleata (giugno-luglio 1913) in cui l'esercito bulgaro si schiera contro le truppe greche, serbe e montenegrine. Ma in Bulgaria irrompono truppe ottomane e romene, per cui il governo bulgaro è costretto a chiedere l'armistizio. A Bucarest viene firmato un trattato di pace che mutila letteralmente la Bulgaria in quanto lascia ai Paesi vicini territori usurpati.
Nell'ottobre 1915, lo zar Ferdinando appoggiato dal governo trascina la Bulgaria nella prima guerra mondiale dalla parte della Germania degli junker, con la speranza di rientrare in possesso delle terre perdute durante la guerra precedente.
Solo il partito socialdemocratico operaio (socialisti stretti) si oppone decisamente a questo intervento, dichiarandosi contrario alla causa sanguinaria della monarchia, esprimendo la sua ferma volontà di lottare per la pace e il socialismo. I deputati socialdemocratici al Parlamento votano contro i crediti a fine bellico.
Contro l'intervento della Bulgaria dalla parte della Germania si dichiara anche il capo dell'Unione dei contadini, Alexandar Stamboliiski; ma i suoi ammonimenti suonano troppo arditi all'orecchio dello zar Ferdinando e questi lo fa imprigionare.
L'esercito bulgaro viene schierato sul fronte occidentale, contro la Serbia, sul fronte meridionale contro la Grecia e sul fronte settentrionale contro la Romania; qui, sul fiume Saret, le truppe bulgare si scontrano con le truppe russe. Nonostante il valore dimostrato dai soldati bulgari e nonostante i successi iniziali, la situazione sul fronte e nell'interno del Paese permane grave. I lunghi anni di guerra avevano sfinito il popolo, l'economia era stata seriamente danneggiata e l'industria era in crisi.
La notizia del trionfo della Rivoluzione socialista d'ottobre accende le idee rivoluzionarie al fronte e nelle retrovie. I soldati rispondono con entusiasmo all'appello del partito socialdemocratico operaio bulgaro: "seguire l'esempio dei fratelli russi!".
In seno all'esercito cominciano le ribellioni che vengono ferocemente soffocate dal comando zarista. Sul fronte danubiano i soldati bulgari fraternizzano con i soldati russi, nell'interno del Paese hanno luogo imponenti manifestazioni contro la guerra e la fame "per la pace e per il pane".
La situazione al fronte e nelle retrovie si fa sempre più insostenibile. I soldati al fronte vogliono l'insurrezione e che venga instaurato un governo repubblicano.
Le truppe dell'Intesa nel settembre 1918, riescono a sfondare il fronte a Dobro Polè; è la scintilla che fa scoppiare l'insurrezione. I soldati insorti raggiungono Kiustendil e sbaragliano il quartiere generale; altri reparti insorti, attraverso Gorna Giumaià si dirigono alla volta di Radomir dove proclamano la repubblica. A capo dell'insurrezione si mette Raiko Daskalov.
La direzione del partito dei socialisti che aveva lanciato l'appello ad insorgere ed i suoi membri che avevano sollevato l'insurrezione, sottovalutandone le possibilità, restano passivi. La posizione è fatale per l'esito dell'insurrezione. Gli insorti intanto avanzano, raggiungono e prendono Vladaia, nei pressi di Sofia, ma qui le truppe del governo, appoggiate dalle truppe tedesche, hanno la meglio sugli insorti. Migliaia di soldati vengono fucilati o imprigionati.
Gli Stati dell'Intesa, per rafforzare la posizione della monarchia e soffocare ogni tentativo rivoluzionario da parte delle masse si affrettano a chiedere l'armistizio. Benché soffocata, l'insurrezione incide favorevolmente sulla situazione in quanto la Bulgaria esce dalla guerra, lo zar Ferdinando abdica in favore del figlio Boris e abbandona il Paese.
La II guerra mondiale
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, la Bulgaria si dichiara neutrale, orientandosi però sempre più verso le potenze dell'Asse, nella speranza di ottenere gli aiuti necessari a realizzare le sue storiche aspirazioni territoriali. La pressione e l'intervento tedesco in suo favore le valgono, infatti, l'annessione della Dobrugia meridionale (7 settembre 1940). Il 22 ottobre 1940, Re Boris III di Bulgaria, invitato a partecipare alla prossima invasione della Grecia, respinge l’invito di Mussolini. Sul fronte interno si sviluppa la resistenza antifascista guidata dai comunisti ai quali si uniscono i socialisti, i democratici e i radicali dando vita nel 1942 al Fronte Patriottico.
Il 17 febbraio 1941, su pressione tedesca, Turchia e Bulgaria firmano un patto di amicizia in base al quale la Turchia si impegna a non considerare come un casus belli il transito delle truppe tedesche attraverso la Bulgaria. L'adesione bulgara al Tripartito (1 marzo 1941), cui seguì entro l'anno la sconfitta della Jugoslavia e della Grecia e la loro occupazione ad opera delle truppe tedesche e italiane, permette alla Bulgaria di far valere le proprie aspirazioni sulla Macedonia.
Il 2 marzo dello stesso anno le imponenti truppe tedesche destinate ad attaccare la Grecia incominciano ad attraversare il Danubio e a riversarsi in territorio bulgaro attestandosi al confine con la Grecia. Due giorni dopo, la Gran Bretagna romperà le relazioni diplomatiche con Sofia.
Le truppe bulgare occupano i territori greci della Tracia (esclusa Salonicco) e della Macedonia e tutta la Macedonia jugoslava. Rinasce così l'illusoria speranza di ricostituire la grande Bulgaria, che dichiara, nel frattempo, guerra agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna ma non all'Unione Sovietica.
Nel mese di Giugno/Luglio il Partito Comunista decide di passare alla lotta armata contro gli occupanti ed il governo fascista bulgaro. Il 26 luglio, in provincia di Razlog, si forma il primo battaglione partigiano con a capo Nikola Parapunov. In seguito si formano altri battaglioni a Dupnitza, Karlovo, Batak, Sevlievo ed altre località. Nelle città si organizzano gruppi di sabotaggio e di diversione.
L’anno successivo la resistenza antifascista si riunisce nel Fronte Patriottico (Otechestven Front) a cui aderiscono comunisti, socialisti, democratici e agrari. Le bande armate e i gruppi di sabotatori disseminati sulle montagne del paese gettano nel marzo 1943 le basi per la creazione dell'Armata Popolare di Liberazione (NOVA), con un comando unico.
Re Boris III In risposta all'estensione della lotta antifascista il governo organizza reparti di gendarmeria, oltre all'esercito, per la lotta contro i partigiani. Vengono sancite nuove leggi secondo le quali sono passibili di pena di morte anche i minorenni che partecipano alla lotta antifascista. L'opposizione decisa del popolo bulgaro alla politica antisemita impedisce la deportazione degli ebrei bulgari nei campi di sterminio nazisti. Il vicepresidente del parlamento Dimitar Peshev interviene per bloccare le deportazioni presso il re e il primo ministro. Si mobilità anche la società civile ed il patriarca della Chiesa Ortodossa.
Il 28 agosto 1943 muore lo zar Boris III. Erede al trono è Simeon II, ma data la giovane età dell'erede (6 anni), la reggenza è affidato al trio formato dal principe Cirillo, dal generale Michov, e dal primo ministro Bogdan Filov.
L’anno successivo il territorio della Bulgaria, in particolare la capitale Sofia, è sottoposto a bombardamenti aerei dalle forze anglo-americane.
Dopo la disfatta delle truppe naziste sul fronte di Iasi-Kishinev, le truppe sovietiche entrano in Romania e verso la fine dell'agosto 1944 raggiungono il Danubio. Il 26 agosto il comando generale della NOVA da il segnale dell'insurrezione. Pochi giorni dopo l'Unione Sovietica dichiara guerra alla Bulgaria.
Paralizzato dalla guerra civile, il governo filo tedesco cerca un accordo con gli alleati dichiarandosi neutrale e ordinando il disarmo delle truppe tedesche dislocate sul proprio territorio.
l Fronte Patriottico chiama all'insurrezione generale: i partigiani liberano intere zone del paese. A Pleven, Varna, Sliven il popolo sfonda le porte delle prigioni e libera i prigionieri politici.
L’8 settembre L'Armata Rossa entra nel territorio bulgaro, senza incontrare alcuna resistenza. I reparti partigiani ed i militari che sono passati con gli antifascisti confluiscono sulla capitale. I reggenti, i membri del governo e i dirigenti fascisti sono arrestati. Le truppe naziste presenti sul territorio bulgaro vengono disarmate. E' proclamato il governo del Fronte Patriottico e Kimon Georgiev è nominato primo ministro. L'URSS accetta la richiesta
di armistizio.
L’epoca comunista
Il nuovo governo bulgaro, costituito dal Fronte Patriottico, sotto la presidenza di Kimon Georgiev, capo del partito indipendente ("Zveno"), è costituito da rappresentanti di tutti i partiti ostili alla Germania nazista: agrari, socialisti, comunisti, radicali.
Sono subito abolite le organizzazioni e le leggi fasciste e vengono ripristinati i diritti politici e civili, riprendendo i principi contenuti nella Costituzione Turnovo del 1879.
Le truppe bulgare riescono a disperdere le truppe tedesche che avevano fatto irruzione nei territori di Kula e Kjustendil e partecipano alla liberazione della Jugoslavia, dell'Ungheria e dell'Austria. Il 28 ottobre 1944 il governo firma l’armistizio di Mosca impegnandosi nella pace on gli alleati e a lottare contro i filonazisti. In Jugoslavia, le truppe della 1° armata bulgara liberano Kumanovo e Skopje. Il 9 dicembre il governo bulgaro annuncia che le armate bulgare e jugoslave, appoggiate dall'aviazione sovietica, hanno completato la liberazione della Serbia e della Macedonia,
espellendone gli ultimi reparti dell'esercito nazista.
Agli inizi del mese di maggio 1945, le truppe bulgare raggiungono le alpi nei pressi di Klagenfurt, ed avviene l'incontro con le truppe inglesi avanzanti da occidente. Alla fine della seconda guerra mondiale la Bulgaria è riconosciuta come paese alleato per il contributo dato alla lotta contro la Germania Nazista.
L’8 settembre 1946 il Fronte Patriottico organizza un referendum per scegliere se la Bulgaria deve essere una monarchia oppure una repubblica. Il 91% della popolazione vota per la Repubblica. In ottobre viene adottata una nuova Costituzione e Vassil Kolarov è eletto Presidente della Repubblica. Il 27 ottobre si svolgono le lezioni politiche: il nuovo governo, diretto dal leader comunista Georgi Dimitrov, inizia una politica di alleanza con l'URSS concretizzatasi nel trattato del 18 marzo 1948 e nei trattati successivi conclusi con gli altri Stati a democrazia popolare.
Il 2 luglio 1949 il primo ministro Georgi Dimitrov muore in Unione Sovietica. Al suo posto, come primo ministro succede Vassil Kolarov mentre Valko Chervenkov prende il posto di capo del BKP (Partito Comunista Bulgaro). Vassil Kolarov muore nel febbraio 1950, gli succede Valko Chervenkov, il quale accentra su di sé le cariche di primo ministro, segretario del BKP e successivamente di presidente del consiglio nazionale del Fronte Patriottico. La politica praticata in quel periodo riflette l'influenza stalinista. Per ragioni connesse tanto con il prefissato scopo della collettivizzazione delle terre (statalizzarne le proprietà), quanto con ragioni di ordine nazionale-etnico, vengono spinti ad emigrare 44.000 ebrei su 50.000 e 150.000 turco/musulmani (Ankara, però, chiude ben presto le frontiere).
Sulla scia del disgelo seguito alla morte di Stalin (1953) Todor Zhivkov è eletto, nel 1954, primo segretario del comitato centrale del BKP, in occasione del VI congresso. Chervenkov è costretto alle dimissioni dalle cariche di partito, ma mantiene ancora la carica di primo ministro.
Nel 1955 la Bulgaria aderisce all'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ed è membro fondatore del Patto di Varsavia, alleanza militare del blocco sovietico.
In seguito al XX congresso del PCUS, che condanna lo stalinismo, nell'aprile 1956 si svolge il plenum del Partito Comunista Bulgaro (BKP) che condanna la teoria e la pratica del culto della personalità di Valko Chervenkov, il quale è costretto a dimettersi anche dalla carica di primo ministro. Anton Jugov assume la carica di capo del governo che manterrà fino al novembre 1962. Gli succede Todor Zhivkov che rimarrà in carica fino al 1971, seppur la sua posizione si indebolisca dopo la morte di Nikita S. Chrušcëv, suo alto protettore. La scoperta di un complotto politico e militare a sfondo nazionalista, e la conseguente repressione, consentono a Todor Zhivkov, segretario del partito e Presidente del consiglio, di consolidare il proprio potere.
La Bulgaria condanna la "Primavera di Praga" e partecipa, nell'agosto 1968, nell'ambito dell'intervento del Patto di Varsavia all'invasione delle Cecoslovacchia. Si raffreddano nuovamente i rapporti con la Jugoslavia.
Tentativi di democrazia
Il 18 maggio 1971, in seguito a referendum popolare, l'Assemblea Nazionale promulga la nuova Costituzione della Repubblica Popolare di Bulgaria. La Costituzione stabilisce che, il parlamento, eletto ogni 4 anni, sia l'organo supremo di governo, e che nomini il primo ministro ed un Consiglio di Stato, il cui presidente è anche Capo dello Stato. La costituzione consolida il "ruolo guida del Partito Comunista". Todor Zhivkov è eletto Presidente del Consiglio di Stato, e Stanko Georgiev lo succede alla guida del Governo.
Negli anni successivi si allenta la pressione sul settore agricolo con l'autorizzazione di piccoli apprezzamenti privati, che mette fine alla penuria sui mercati. Parallelamente parte il potenziamento dell'industria leggera. Nel decennio seguente vengono attuate una serie di riforme orientate verso il "socialismo di mercato", ricalcando con molte cautele l'esperimento del "nuovo meccanismo economico" ungherese.
Nel 1975 si assiste al consolidamento della politica filosovietica, al riavvicinamento con la chiesa cattolica, e con la Grecia repubblicana di Karamanlis. L’anno successivo Todor Zhivkov rieletto Capo dello Stato.
Gli anni '80 si aprirono, per il "socialismo reale" bulgaro, all'insegna di un bilancio, considerando anche l'incredibilmente basso punto di partenza, moderatamente positivo ed all'insegna di una pronunciata stabilità: il paese occupava un ruolo defilato ma redditizio all'interno della comunità socialista, l'autosufficienza alimentare era pienamente assicurata, lo stesso poteva dirsi di uno sviluppo economico non eccelso ma relativamente sicuro, non mancavano caute aperture verso occidente, l'alleanza con
l'Unione Sovietica restava saldissima, il dissenso, non solo per l'efficacia dell'azione repressiva disponibile, era praticamente inesistente.
Nel 1981 Grisha Filipov è nominato primo ministro. Si sviluppa negli anni successivi la cosiddetta “pista bulgara” in seguito all’attentato a Papa Giovanni Paolo II (maggio 1981) che si conclude poi con l’assoluzione degli imputati bulgari per insufficienza di prove. Gli accertamenti svolti dopo il 1989 sia dalla magistratura italiana che da quella bulgara, non porteranno ad alcun elemento concreto a suffragio della "pista bulgara", che probabilmente fu un atto di depistaggio predisposto da qualche servizio segreto.
Nel 1986 viene nominato primo ministro Georgi Atanassov.
Nel 1988 la Bulgaria stabilisce le prime relazioni diplomatiche con l'Unione Europea.
Il 10 novembre 1989, pochi giorni dopo la caduta del muro di Berlino, nel corso del plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista Bulgaro, Todor Zhivkov viene sfiduciato e costretto alle dimissioni. In sua sostituzione viene eletto il Ministro degli Esteri Petar Mladenov, che il 17 assume anche la carica di Presidente del Consiglio di stato.
Il 26 novembre, Il partito socialdemocratico, vietato dal 1947, si riorganizza legalmente e riprende le sue attività. Il 15 dicembre sono amnistiati i prigionieri politici e il 29 dicembre sono abolite le misure discriminatorie nei confronti dei turchi di Bulgaria.
Nel 1990 si svolgono le prime elezioni multipartitiche: Zhelev è eletto presidente della Repubblica. L’anno successivo viene adottata la nuova costituzione.
La Bulgaria diventa membro della NATO nel 2004 e membro bell’Unione Europea nel 2007.

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