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gli Scrittori

PAISSYI HILENDARSKI

Gli storici ed i ricercatori bulgari ancora stanno discutendo circa quando e dove la più vecchia storia comincia. Quanto alla storia recente della Bulgaria tuttavia, sono unanimi: il relativo inizio è stato risieduto in 1762 dal monaco Paissyi Hilendarski che ha scritto "la storia dei Slavo-Bulgari, i loro re e san e tutti gli atti ed eventi bulgari." E` canonizzato della Chiesa bulgaraLa chiesa ortodossa bulgara rend omaggio a Paissyi il 19 giugno.
Il posto, in cui il lavoro è stato scritto era un monastero sulla penisola di Athon nel mare adriatico, sull’attuale territorio di Grecia. "E così ho compilato questo piccolo libro di storia al monastero di Hilendar con il padre Laurentius, il mio fratello vicino. Aveva allora 60 anni ed ero 40. La parte posteriore allora il monastero di Hilendar usato per pagare le tasse ai Turchi ed era pesante obbligata," scrisse Paissyi Hilendarski nel postscriptum della sua storia. Queste sono le uniche informazioni che otteniamo per la vita del monaco leggendario. Il suo luogo di nascita non è stato verificato mai per sicuro e nessuno sa dove è la sua tomba. Ci è un libro tuttavia, il frutto di una vita intera che incapsula la durata intera di Paissyi, lo scrittore ed il filosofo bulgaro più completo del 18 secolo e fondatore del periodo del Rinascimento culturale bulgaro.
Paissyi ha scritto la prima storia completa del popolo bulgaro dichiarando che stava usando i fonti stranieri, le vecchie cronache e le lettere reali. Questo libro sottile ma potente ed impressionante mette la luce sulle vite dei sovrani reali più distinti e delle persone storiche, come anche su quegli eventi e periodi di storia della Bulgaria che hanno seguito la strada del regno bulgaro medievale alla perfezione della forza e gloria. Un capitolo separato è dedicato ai re bulgari gloriosi che erano "invincibili alla guerra e nei periodi duri e provanti e che hanno liberato secondo la volontà di Dio la gente bulgara dall’ oppressione straniera." Elogiando il passato, Paissyi stava cercando a svegliare la sensibilità dell'orgoglio nazionale nei bulgari ed a penetrare nelle edizioni e nei conflitti principali del suo tempo.
"Voi bulgari, vi dedicate nella conoscenza della vostra propria gente e la lingua," Paissyi ha scritto, rimproverando coloro che mettevano loro nazionalità sotto la nazionalita’ e cultura greca. A quelli Paissii opposto’ coloro che amavano il loro popolo e patria ed hanno desiderato conoscere la propria storia. Ciò è come facendo rivivere il passato e negando attuale Paissii Hilendarski ha provato, attraverso il suo libro, a richiedere un futuro per la gente bulgara e mostrare la via per la loro liberazione culturale, spiritosa e politica.
Oggi si potrebbe dire che con le sue idee "La storia dei slavo-bulgari" è in un senso un programma del rinascimento bulgaro ed il suo autore Paissii Hilendarski è una delle figure piu’ grandi del 18 secolo che era riuscito a vedere lontano davanti al suo tempo. Effettivamente, il pubblico e le mansioni nazionali Paissyi avevano descritto, trovato la loro soluzione diciannovesimo nel secolo del rivoluzionario e turbolento. La nazione bulgara ha uscito dalla fermata storica scura ed ha preso la responsabilità completa del relativo futuro. All'inizio di questo periodo di cambiamento drammatico e nell'alba di nuova era storica si trova questo libro sottile "di un monk sconosciuto e pallido", poichè Paissyi è descritto in letteratura bulgara. All'età di 40, in 1762, ha scritto la sua storia e si e’diretto per tutti gli angoli della terra bulgara. La gente la leggeva e la copiava a mano, la metteva sugli altari nelle loro chiese e la adorava come una reliquia. In uno dei suoi giri lungo le strade polverose, nel compimento della sua missione, Paissyi Hilendarski è sparito non si sa dove nel paese per entrare nella storia come il primo scrittore e storico dei bulgari moderni. Nella memoria di tutti i bulgari è conosciuto come padre Paissii, il monaco che ha mostrato ai bulgari la strada giusta.
(traduz.dal bulgaro di Petia Nikolaeva)

 
 
ELIN PELIN
PelinDimitar Ivanov Stoyanov (pseudonimo Elin Pelin), nacque l'8.7.1877 a Bajlovo, nella provincia di Sofia. Fin da piccolo si appassionò alla lettura e ancora ragazzo cominciò a pubblicare racconti su numerose riviste, raggiungendo a soli 20 anni una grande popolarità. Seguì il percorso comune a molti scrittori del suo tempo, iniziando come maestro elementare nei villaggi, dove organizzava centri culturali e collaborava attivamente a numerosi giornali e riviste letterarie; lui stesso fu fondatore e redattore di alcuni, fra cui "Selska razgovorka" (Chiacchierata contadina), "Balgaran" (Bulgaraccio); curò inoltre l'edizione di alcuni periodici per bambini "Svetulka" (Lucciola), "Pateka" (Sentiero). Completò gli studi durante un soggiorno in Francia, fu bibliotecario presso La Biblioteca Nazionale di Sofia e conservatore presso La Casa-Museo di I.Vazov. Nel 1940 divenne Presidente dell'Unione degli scrittori bulgari. Considerato il miglior narratore e interprete della vita di campagna, Elin Pelin creò una galleria di personaggi indimenticabili, che entrarono ben presto a far parte nella coscienza nazionale. Attento e affettuoso conoscitore dell'ambiente paesano, seppe ricrearlo maestosamente nello spazio breve del racconto, che fu il suo genere prediletto. Il maggior pregio delle sue opere è dovuto ad un realismo genuino, non privo di note liriche, e al suo stile narrativo inconfondibile fatto di luce e colori. Nei suoi personaggi si specchia l'essenza stessa della Bulgaria contadina e lo spirito vitale del contadino bulgaro, pronto a sorridere ora bonario ora burlesco, anche nei momenti più difficili e tristi. Oltre ai numerosi racconti, Elin Pelin scrisse due romanzi brevi: "Geracite" i "Zemja", in cui interpretò i profondi cambiamenti avvenuti nell'amato villaggio. In "Geracite" (Gli Sparvieri), considerato a ragione fra i capolavori della letteratura bulgara novecentesca, affrontò il tema del contrasto fra l'ambiente paesano e la città vista come fonte di minacce e rovina, dando un'ampia e suggestiva testimonianza del declino dell'antico mondo patriarcale, fondato sull'unità famigliare e l'amore per la terra. "Io ho cercato solo ad essere veritiero mentre scrivevo di quello che conoscevo. Narravo il nostro villaggio, perché è questo che conosco meglio di tutto, ed è lì che sono cresciuto. Narravo della vita e delle persone vive e non potevo tacere le loro sofferenze e fatiche." Elin Pelin, 1948.
 

Bibliografia: Elin-Pelin

Terra (1928)
La famiglia Gherák (1930)
I Geraci (1930)
Io, tu, lui (1936)
Sotto la pergola del monastero (1936)

 
 
KONSTANTIN VELICHKOV
 
Konstantin Velichkov (Pazardzhik, 1855 - Grenoble, Francia, 3 novembre 1907), scrittore bulgaro.
 
Studia nel Liceo di Costantinopoli (1874). Insegna lingua bulgara e francese, storia e geografia a Pazardzhik (1874-1876), è presidente del chitalishte "Vyzraghdane" nella città natale. È membro del comitato rivoluzionario a Pazardzhik . Insieme a Todor Kableshkov partecipa attivamente alla preparazione dell'Insurrezione di Aprile (1876). Viene arrestato e condannato a morte dai turchi. Rimane per diversi mesi in prigione; viene salvato dalla commissione europea, che sta indagando sulle violazioni di legge durante la represione dell'insurrezione. È scrivano nell'Esarcato bulgaro (1876-1877). Dopo la guerra di liberazione Russo-turca ritorna a Pazardzhik . Viene eletto membro, e dopo, presidente del Consiglio provinciale amministrativo a Pazardzhik (1878) e rappresentante popolare nel Consiglio regionale (1879-1885); è direttore dell'istruzione pubblica (1884-1885) in Rumelia Orientale. Studia giurisprudenza in Francia (ottobre 1880 - agosto 1881). È deputato nel IV Parlamento (maggio 1886). Durante il regime di Stefan Stambolov emigra a Firenze, Italia (1887-1889), dove studia pittura; è professore di lingua francese nel ginnasio bulgaro di Odrin (odierna Edirne) (1890-1891) e Istanbul (1891-1892) . Ritorna in Bulgaria all'inizio di giugno 1894. Viene eletto presidente della direzione del Partito Popolare e deputato nel VIII parlamento. Ricopre le cariche di ministro dell'edilizia pubblicha e delle comunicazioni (1894), della pubblica istruzione (1894-1897), del commercio e dell'agricoltura (1897-1898). Nel 1898 passa al Partito Progressista Liberale. È rappresentante diplomatico a Belgrado (1902-1904). Per decisione di R. Petrov viene richiamato dalla carica prima del tempo e mandato in pensione. Deluso dalla realtà politica e sociale e con la salute peggiorata, K. Velichkov emigra di nuovo. Muore a Grenoble; dopo due anni i suoi resti vengono riportati a Sofia. È membro effettivo dell'Accademia delle Scienze bulgara (1884).
 
L'attività pubblica di Konstantin Velichkov dall'inizio è legata alla cultura ed alla letteratura. Ancora diciassettenne, traduce insieme a G. Nicolov l'opera di Victor Hugo "Lucrezia Borgia". Traduce anche il dramma di Aleksandr Pushkin "La sirenetta". Il dramma di K. Velichkov "Nevianka e Svetoslav" viene portata in scena nel 1872; pubblica la sua prima poesia nel 1874 nella rivista "Chitalishte". Dopo la fine del liceo Velichkov fa conferenze nella città natale, organizza rappresentazioni teatrali, in cui partecipa come attore. Velichkov è uno degli organizzatori e sostenitori dell'Associazione della ginnastica fisica, è eletto membro del loro Comitato superiore con sede a Plovdiv(1879). Nello stesso periodo diventa capo redattore del giornale "Naroden glas" (La voce popolare). A Plovdiv Velichkov si dedica ad attività letteraria frenetica: scrive drammi, novelle e racconti, articoli, poesie ed altro. Per sua iniziativa insieme ad Ivan Vazov redigono "L'antologia bulgara" (1884), che per la prima volta fa conoscere ai lettori i capolavori della letteratura europea; gran parte delle traduzioni e opera di Velichkov. Partecipa insieme a Vazov nella redazione (1881-1884) della rivista "Nauka" (Scienza); dopo che questa rivista è soppressa i due fondano una delle prime pubblicazioni esclusivamente letterarie in Bulgaria - la rivista "Zora" (L'alba) (1885). Quando Vazov diventa redattore della rivista "Dennizta" (La stella mattutina), Velichkov gli spedisce da Istanbul le prime otto poesie dalla raccolta "Lettera da Roma" e un articolo di critica letteraria su Ljuben Karavelov. Compone due antologie per le scuole elementari e le superiori, che escono nel 1890 a Solun (attuale Tessalonica). Prepara un corso di storia generale della letteratura, che viene stampato più tardi a Pazardzhik. Particolarmente fruttuoso è il periodo dall'estate 1891 fino alla metà del 1892, quando ritorna a Istanbul. Qui crea gran parte dei suoi "Carigradski soneti" (Sonetti da Costantinopoli) e poesie per bambini, finisce "Lettere da Roma", traduce il dramma di Shakespeare "Macbeth" e "La Divina Commedia" di Dante, comincia a scrivere le memorie "V tymnica" (In prigione). Lavora per le riviste letterarie "Misyl" , "Bulgarski pregled", "Lycha". Fonda la rivista "Uchenicheska beseda" (1900-1904), pubblica ed è redattore della rivista "Letopisi" (Cronache) (1899-1905). Su iniziativa di Konstantin Velichkov viene aperta la Scuola Statale d'arte a Sofia, istituisce il Consiglio supremo d'istruzione presso il Ministero della pubblica istruzione. Velichkov fonda (1896) la rivista "Uchilishten pregled", crea la legge per depositare due esemplari di tutti le opere pubblicate nella Biblioteca Nazionale di Sofia e Plovdiv. Velichkov è uno dei fondatori e presidente onorario dell'Associazione di arte e cultura; partecipa ad organizzazione di biblioteche scolastiche e sale di lettura ed altro. Conosce il francese, l'italiano e la lingua russa e fa tantissime traduzioni, spinto dalla nobile idea di allargare gli orizzonti del lettore bulgaro. Oltre alla "Divina Commedia" di Dante Alighieri, Velichkov traduce le opere di Sofocle, Teocrito, Orazio, Francesco Petrarca, Torquaro Tasso, Giosue Carducci, Lorenzo Stecchetti, William Shakespeare, Moliére, Heinrich Heine, Aleksandr Pushkin, Nikolaj Nekrasov, Jazikov ed altri. Come critico letterario scrive le biografie degli scrittori risorgimentali Georghi S. Rakovski, Vasil Drumev, Petko Slavejkov, Dobri Vojnikov, Grigor Pyrlichev, Ljuben Karavelov e Hristo Botev; scrive recensioni delle opere di Vazov, Pejo Javorov, Anton Strashimirov, Kiril Hristov, Elin Pelin, Canko Cyrkovski, Trifon Kunev ed altri. Velichkov dipinge. I suoi dipinti sono esposti nella Galleria Nazionale d'arte, Galleria d'arte di Sofia, Galleria d'arte a Plovdiv, Pazardzhik e nelle collezioni private.
 
Le opere di Kostantin Velichkov sono state prodotte nelle pause tra i suoi molteplici impegni politici. Tanti suoi libri sono stati pubblicati dopo la sua morte. Persona di erudizione europea, Velichkov è un entusiasta risorgimentale nell'attività di elevare il livello culturale della popolazione. I drammi che lui scrive e traduce ed a volte mette personalmente in scena, hanno lo scopo di elevare il livello del teatro bulgaro. La poesia di Velichkov esprime lirismo e toni nostalgici, dedicati alla patria. Questi motivi caratterizzano anche le sue poesie per i bambini. Arricchisce la lingua bulgara, soprattutto con le traduzioni. La stilistica del "V tymnicata" (In prigione) intreccia immagini realistiche dei fatti e un sentito lirismo. Velichkov è autore di tante opere a sfondo memorialistico. Le novelle e i racconti di Velichkov fanno parte della letteratura bulgara. Introducono nuovi momenti nella prosa bulgara. "Lettere da Roma" è un libro eccezionale non solo per i suoi tempi. Anche oggi ci fa stupire la grande erudizione culturale dell'autore.
 
Opere
Nevianka e Svetoslav, dramma, 1874
Vincenzo e Angelina, dramma, 1882
Storia generale della letteratura, 1891
Talasymyt, (Il vampiro) 1893
Detska gusla, 1894
Lettere da Roma, 1895
In prigione, 1899
Sonetti da Costantinopoli, 1899
Nel momento decisivo, 1901
(Estratto da Vikipedia.org)
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ALEKO KONSTANTINOV

nato nel 1863 a Svishtov, è stato uno degli scrittori bulgari più amati, famoso per i suoi appunti di viaggio e soprattutto per il suo romanzo ben noto "Baj Ganjo". Nel suo libro "Sino a Chicago e ritorno" Konstadinov ricorda l'incontro. "Nel padiglione della Bulgaria vi erano due grandi vetrine, piene di olio di rose. E' lì che inavvertitamente mi scontrai con Ganyo Somov, uno dei maggiori commercianti bulgari di olio di rose".
L'olio di rose è uno dei simboli della Bulgaria, che conta una tradizione di tre secoli nella distillazione di questa particolare essenza. La Bulgaria ne è tutt'ora la maggiore produttrice a livello mondiale.
Se in passato i commercianti bulgari avevano venduto olio di rose in tutte le principali città europee ora le prospettive sono senza dubbio meno felici. Sia la produzione che la commercializzazione dell' "oro liquido" sono in crisi. Ed uno dei limiti maggiori sembra arrivare proprio dall'Europa.
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JORDAN RADICHKOV
E' morto il 23 gennaio 2004, ribattezzato il "Kafka di Sofia" per la sua vasta produzione di narrativa verista in cui spiccano le raccolte di racconti e novelle "Umor furioso (1965), "Acquario" (1967) e "La barba di capra" (1967).
Quello che era considerato il piu' grande scrittore bulgaro vivente, erede della tradizione di Vazov e Pelin, lascia una quarantina di libri molti dei quali tradotti in italiano.
Fra le raccolte di racconti da ricordare anche "Il melone di cuoio" del 1969, tra i romanzi "Tutti e nessuno" del 1975 e tra i libri per bambini il fortunato "Noi passerotti" del 1968. Al centro del suo universo letterario c'e' il villaggio balcanico, punto di riferimento dell'identita' nazionale bulgara e nucleo della sua resistenza all'occupazione ottomana.
Ma e' riduttivo definire Radichkov uno scrittore "contadino", vista la sua capacita' di offrire un messaggio universale nella vitalita' umanistica dei suoi marginali personaggi.
 
(fonte: orizzontescuola.it)
 
 

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