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i Poeti


H_BotevHRISTO BOTEV



Nato il 25 dicembre 1848 in un piccolo paese, a Kalòfer, da un educatore, un insegnante noto per ingegno, per carattere e per sentimenti nazionali, Botev trovò in famiglia un ambiente culturale e morale di cui pochi altri connazionali, al suo tempo, potevano godere. Ma ebbe anche l'occasione fin da allora, di soffrire nel vivo le amarezze di un intellettuale isolato in un ambiente rozzo e incolto, che adorava solo il denaro e il potere politico.

Ebbe presto l'occhio aperto a cogliere la miseria sfruttata dalla superstizione, dalla prepotenza e dalla frode dei potenti, dalle autorità e, ahimè, a volte dal clero; ebbe l'amaro disinganno di vedere nella persona del padre, colpita ripetutamente dai corbadzi, l'indipendenza morale, la fierezza e l'ardore per la causa nazionale.
Ed è quindi evadendo dalla Bulgaria e cercando prima in Russia e poi in Romania gli esuli ed i ribelli, come Rakovski e Karavelov, che Botev cerca di trovare una soluzione anche pratica a questa sua febbre di rivolta e di rinnovamento, e di tradurre in un programma di azione l’amaro, disperato amore per il suo popolo, che l'accompagna per tutta l'esistenza, mai disgiunto da una pessimistica e critica conoscenza della situazione, degli uomini e delle circostanze.
Gettatosi ancora ragazzo allo sbaraglio, pronto ad affrontare ogni ostacolo ed ogni più grossa miseria, pur di conservare piena libertà d'azione e rimanere fedele ad un ideale morale e nazionale, Botev trovò nell'azione più che nella teoria, la soluzione di quel disagio, di quel conflitto con la realtà che fu l'amaro romanzo della sua esistenza.
Tratto caratteristico di Botev è la sua prontezza a pagare di persona, a non sfuggire il rischio, ad assumersi la responsabilità.
Nella sua personalità, per la prima volta, assai meglio che in quella degli scrittori che pure lo hanno preceduto, come Rakovski o Karavelov, organizzatori abili ma prudenti, pensiero ed azione si fondono in una unità inscindibile.
A differenza degli emigrati più anziani, Botev porta la bruciante esperienza della più recente vita bulgara; ed è convinto che la penna ed il libro, ed anche la fresca autonomia della chiesa bulgara, siano fattori di effetto troppo lento e troppo sporadico per operare tempestivamente ed in profondità su tutto il popolo bulgaro, fintanto che il giogo ottomano peserà come una lapide sul sepolcro della sua libertà.
E Botev è anche il primo intellettuale e scrittore che, forse sotto l'influsso dei rivoluzionari russi, appoggiandosi soprattutto alla esperienza dei grossi capi delle bande rivoluzionarie che più volte avevano sfidato i Turchi varcando il confine serbo o romeno, come Karadzà ( i o Totjù, sia convinto della necessità di aiutare lo sforzo dell'emigrazione bulgara e l'attività delle bande inviate dall'estero con una fitta rete di comitati rivoluzionari nell'interno del paese; comitati ai quali va devoluta e la preparazione della opinione pubblica e la formazione dei quadri della insurrezione e la preparazione dettagliata e metodica della grande sollevazione nazionale, che sarà iniziata al momento opportuno, quando la ruota degli avvenimenti europei porgerà l'occasione favorevole.
Ed è proprio questo principio che legherà intimamente Botev a Vasii Levski, l'" apostolo " che finisce impiccato alle porte della prigione di Sofia, dopo aver creato con l'opera che gli meritò quell'appellativo, una rete sotterranea di collegamento che cominciò a far fermentare in tutta la Bulgaria non solo una coscienza nazionale combattiva, ma anche la disposizione ad una attiva azione armata per conquistare interamente la libertà.
Purtroppo, il tempo a disposizione di Botev come quello già a disposizione di Levski fu troppo breve per dare pienamente i suoi frutti; persino in Italia, dove pure diverse erano le condizioni politiche e culturali, la propaganda mazziniana e l'operato garibaldino incontrarono solo lentamente, a prezzo di enormi difficoltà e di grandi sacrifici di sangue, il consenso del popolo.
La posizione di Botev è per certi aspetti simile a quella degli sfortunati eroi dei primi tentativi mazziniani, e ricorda da vicino, come esito, quello dello sbarco di Pisacane a Sapri (tanto a lui noto, che premise la versione di una strofa di Mercantini ad un suo articolo dedicato a un glorioso episodio della guerriglia condotta dalle bande bulgare di insorti contro i Turchi). Egli cadrà vittima appunto della inevitabile immaturità del tempo, dell'illusione di riuscire da solo, cori la prepotente forza della personalità e dell'ingegno, ad affrettare il ritmo della storia. Quando nel 1876, in vaga concomitanza con l'insurrezione della Bosnia Erzegovina, scoppia in Bulgaria nella Sredna-Gora un insurrezione popolare, Botev si illude che il tempo sia ormai giunto, che la situazione politica dei Balcani si accompagni favorevolmente ad una buona preparazione rivoluzionaria nell'interno del Paese, e messosi a capo di 200giovani, si impadronisce di un piroscafo della linea di navigazione danubiana austriaca, il "Radetzky ", e costringe il capitano a sbarcarli su un punto della costa bulgara.
Come i trecento di Sapri, toccando il suolo patrio, i ribelli si inginocchiano c lo baciano.
Indossano strane uniformi cucite in famiglia; il loro armamento e costituito dalle armi più strane, raccolte attraverso mille canali.
Botev ha lasciato la moglie ed una bimba piccina; e la sua lettera di congedo è uno dei documenti più nobili che un uomo possa lasciare di sè. Ma ancora una volta la realtà stronca il sogno. Gli insorti nel paese, sono stati già distrutti e volti in fuga.
I villaggi attraverso i quali passa Botev, sono ostili e indifferenti; alcuni per timore dei Turchi, altri perché ritengono i ribelli una banda di briganti. I congiurati delle cittadine vicine, che dovevano insorgere, dopo aver tentato qualche modesto assembramento, si disperdono e rientrano nella normalità e nella paura, tranne pochi compromessi che si danno alla macchia.
Accanto alla bandiera su cui e scritto " Libertà o morte", Botev cade il 30maggio del '76, colpito al petto; la banda viene circondata e distrutta, i sopravvissuti condannati a lunghe detenzioni e all'esilio. Si rinnova la fine di Hadzj Dimitàr, che presago, Botev aveva cantato in strofe vibranti. Come lui entrerà nella leggenda e nel mito.
A giusta ragione, non solo i bulgari, ma gli europei possono riconoscere in Botev uno dei più puri campioni della libertà nazionale e degli ideali dell'8oo.



NIKOLA VAPTZAROV
Nicola Vaptarov è nato a Bansko, un paese della Bulgaria sud-occidentale, il 7 dicembre 1909 ed è caduto sotto il piombo fascista del
plotone d'esecuzione il 23 luglio del 1942. Aveva dunque solo 33 anni. La sua breve vita è ricca di esperienze: studente di liceo, allievo della Scuola Nautica di Varna, operaio, macchinista di locomotive, fabbricatore di ordigni esplosivi per la lotta contro i nazisti che avevano invaso il suo paese, dirigente politico del Partito operaio bulgaro. La sua prima e unica raccolta di versi, I canti del motore (Motorni Pesni), vede la luce nel 1940. Ma come poeta era già noto almeno dal 1935 col nome di Nicola Ioncov.

Avendo preso parte all'azione per la pace all'inizio della guerra, è arrestato una prima volta nel 1941. Rilasciato per mancanza di prove a suo carico, riprende l'attività di cospiratore e dì artificiere al fianco del colonnello Zvetan Radoinov, uno dei capi della Resistenza. Il secondo arresto avviene al principio dell'anno seguente. Per quattro mesi è torturato perché denunci i compagni, ma Vaptzarov parla solo per assumere su di sé ogni responsabilità:
"Sono un antifascista, un figlio della mia Patria e odio gli invasori hitleriani: per questo faccio parte della Resistenza". La sentenza di morte è eseguita al campo di tiro della Scuola Ufficiali nei pressi di Sofia.
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DIMCHO DEBELJANOV
Di famiglia povera, studiò a Koprivshtitza ai piedi della Sredna Gora poi si trasferì a Plovdiv e infine a Sofia dove frequentò la Facoltà di Legge, ma ai codici preferì la frequentazione di giovani scrittori, come il grande Pencho Slavejkov
Tradusse i simbolisti russi e quelli francesi che allora andavano di moda ed iniziò così la sua carriera di poeta. Fu impiegato in diversi organi statali, ma quello che guadagnava gli permetteva appena di sopravvivere. In una situazione economica ormai insostenibile decise di partire per il fronte come unica soluzione ai suoi problemi di denaro e di solitudine.

Questa la sua ultima poesia prima di morire sul fronte macedone a soli 29 anni.
Se morrò in guerra
nessuno mi rimpiangerà:
ho perduto la madre,
e sposa non ho trovato,
né amici io ho.
Dal mondo me ne andrò,
sì come venuto son,
senza scalpore,
come canto che tacito desta inutil ricordo.
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(Estratto da Vikipedia.org)
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IVAN VAZOV
 
Ivan Vazov Nato a Sopot [oggi Vazovgrad] nel 1850 (morì a Sofia nel 1921), Ivan Vazov fu patriota assai attivo nella causa rivoluzionaria. Dopo la liberazione della Bulgaria dai turchi fu parlamentare e ministro. Come scrittore si provò in molti generi: dal saggio al dramma storico. Nella poesia: famoso il ciclo epico-lirico Epopea dei dimenticati (1881) in cui esaltò gli eroi del risorgimento bulgaro. Nel racconto a sfondo sociale: Nonno Joco guarda (1917). Dal carattere patriottico della sua opera si stacca solo la raccolta di versi Italia (1884), che celebra le bellezze di Roma e i grandi poeti italiani. La sua fama è legata soprattutto al romanzo Sotto il giogo (1889), al cui centro sono le vicende della rivoluzione del 1876. Osservatore acuto e scrittore vigoroso, Vazov s è considerato il maggiore rappresentante del romanticismo bulgaro.
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GEORGHI MILEV KASSABOV
MilevGeorghi Milev Kassabov (1895 - 1925), detto Geo Milev, fu un poeta, critico letterario, redattore, pittore
A ventidue anni, durante la prima guerra mondiale, fu trovato vivo tra i cadaveri dei suoi compagni vicino a Doiran, gravemente ferito alla testa. Perse l'occhio destro e fu sottoposto a undici operazioni del viso.
Nel poema Settembre (1924), raccontò la tragica sconfitta della rivolta degli operai e dei contadini organizzata dal Partito Comunista nel '23. Per questo poema fu processato e condannato a un anno di reclusione il 14 maggio 1925. Uscì di casa il 15 maggio 1925 con un agente della Sicurezza, ma sparì senza lasciar tracce e di lui non si seppe più nulla.
Il suo occhio di vetro fu trovato nel 1954 in una fossa comune.
Gennaio (1920)
In questo giorno sono nato io.
In questo giorno, tra i denti gelidi del freddo, si smorza trattenuto
l’ultimo urlo delle bufere di neve. L’Orsa Maggiore rabbrividisce
irrigidita, bianca, di ghiaccio; tra i suoi denti sfavillanti trovo il
disco spezzato della Stella Polare.
Silenzio e immobilità sul ghiaccio azzurro; sotto le albe impassibili
dell’Aurora Boreale.
Sulla soglia del mio destino sta il vecchio Acquario: il flusso
ininterrotto del mio destino che egli fa sgorgare - si è agghiacciato -
il destino mio.
In questo giorno sono nato io e il mio cuore neonato, ad un tratto, si è
raggelato: un pezzo di ghiaccio, enorme e lucido.
Io credevo che un angelo soave e trasparente avesse portato con le sue dita
delicate il mio cuore - lontano dai beati orizzonti. Egli non è giunto: è
morto il mio tenero cuore tra gli artigli gelidi del ghiaccio.
In questo giorno sono nato io. Il mio cuore si è raggelato: un pezzo di
ghiaccio, enorme e lucido.
Non amo io. Il mio cuore è di ghiaccio - una pietra - spietato - come il
ferro. Non amo niente e nessuno. Non amo!
Oh, libro delle inimicizie!
Io strappo e prendo in mano il mio cuore - una pietra enorme e gelida - in
attesa - pronto a combattere!
Guai alle fronti fragili!
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(Estratto da Vikipedia.org)
 
 
GEORGI SAVA RAKOVSKI
Sava Rakovski Georgi (Kotel, 1821 - Bucarest 1867) è stato un poeta e patriota bulgaro.
A causa delle sue idee rivoluzionarie fu esiliato e nel 1850 divenne capo del movimento nazionale bulgaro. Il periodico «Antichità bulgara», che contiene pagine di divagazioni pseudo-storiche e pseudo-filologiche intese a dimostrare una priorità bulgara nella storia della civiltà umana, gli diede una certa fama.
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Opere
  • Il viandante della foresta
  • L'innocente bulgaro (autobiografia)
(Estratto da Vikipedia.org)
 
 
PENCHO SLAVEJKOV
 
Figlio del poeta Petko Slavejkov, 27 aprile 1866 (Revna) -1912 Slaveikov's photo
Gli studi universitari a Lipsia, gli consentono di venire in contatto con la cultura tedesca. Slavejkov, subisce il fascino di Heine e di Goethe, ma è soprattutto Nietzsche ad affascinarlo.
La sua prima raccolta di versi, sotto l'influsso di Nietzsche, è del 1886: Momini salzi (Lacrime di fanciulla.
Al ritorno dal soggiorno a Lipsia, pubblica una raccolta di versi: Epcheski pesni (Canti epici), pubblicato nel 1908.
Nel 1910, due anni prima della morte, Slavejkov pubblica il volume Na ostrova na blazhennite (Nell'isola dei beati), antologia di autori immaginari.
Muore nel 1912 durante un viaggio in Italia, lasciando incompiuto il poema Karvava pesen (Il canto insanguinato).
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Libri segnalati
POESIE di Pencho Slavejkov
Traduzioni di Leonardo Pampuri
Editore: New Press

SULLE TRACCE DI PENCIO SLAVEJKOV IN ITALIA di Alexi Beriakov
Editore: New Press
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(Estratto da Vikipedia.org)
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PETKO SLAVEJKOV
Petko Slavejkov (Veliko Tyrnovo, 17 novembre 1827 - Sofia 1 luglio 1895) fu un poeta, pubblicista, attivista politico, propagandista culturale e folklorista bulgaro.
 
Biografia
Slavejkov nacque il 17 novembre 1827 a Veliko Tyrnovo, nella casa di Racio Kazangijata, in una vecchia famiglia di artigiani. Suo padre non era una persona istruita, ma aveva un fiero spirito bulgaro.
Petko Slavejkov studiò a Veliko Tyrnovo, Drjanovo, Trjavna. Si impegnò molto nello studio anche da autodidatta condotto nelle biblioteche dei monasteri intorno a Veliko Tyrnovo. Grande importanza per la sua formazione ebbe la lettura di Storia slavobulgara di Paisij di Hilendar. In seguito studiò a Svishtov da Emanuil Vaskidovich allargò le proprie conoscenze di greco e conobbe le opere della letteratura serba ed europea. Nel 1843 divenne maestro a Veliko Tyrnovo. Una sua satira in versi contro due vescovi greci gli procurò vari problemi ma anche una certa popolarità. Dopo questo episodio fu costretto ad abbandonare Tyrnovo e a insegnare in altre città e paesi - tra cui Vidin, Vraca, Pleven, Berkovica, Bjala, Elena.
Si dedicò anche a ricerche etnografiche. Raccolse 2263 detti popolari, proverbi, indovinelli. Grazie a Nikola Mihajlovski venne a contatto con la letteratura russa. Nel 1852 presso una stamperia di Bucarest uscirono i suoi primi libri - "Smesena kitka" (Mazzo di fiori misti) e "Pesnopojka" (Canzoniere) e un "Basnenik" (Libro di favole).
Nel 1853 scrisse il poema "Bojka, la voivoda" ispirandosi ai moti insorti durante la guerra di Crimea (1853-1856) e tanti canti patriotici. Dopo il fallimento dell'Insurrezione del nonno Nikola a Tyrnovo (1856) Petko Slavejkov concentrò i suoi sforzi sul risveglio della coscienza nazionale. Lavorando come insegnante, fece uscire a Tyrgovishte il giornale satirico bulgaro "Gajda" (Zampogna). Per un certo periodo lavorò a Varna, poi partì alla volta di Istanbul, dove fu invitato a redigere la traduzione bulgara della Bibbia dall'Associazione biblica bulgara.
A Istanbul pubblicò vari giornali e riviste, tra cui "Gajda" (1863-1867), "Makedonija" (1866-1872), "Rughiza" (1871) "Pceliza" (1871) "Citalishte" (1872-1873) "Zvynciatij Glumcio" (Il giullare a campanelli) (1872), "Shutos" (Il buffone) (1873-1874), "Kosturka" (1874). In quel periodo Slavejkov divenne il più noto scrittore bulgaro a Istanbul. Pubblicò più di 60 libri, giornali e riviste (originali e tradotte). Partecipò alla lotta per l'indipendenza della Chiesa bulgara.
A causa dell'articolo "Dvete casti i vlasti" (Le due caste e poteri) sul giornale "Makedonija" fu arrestato e accusato di legami con il comitato rivoluzionario a Bucarest.
Nel 1873 scrisse il poema famoso "Izvoryt na Belonogata" (La Sorgente di Biancopiede). Nel 1874 fondò il ginnasio bulgaro a Odrin (l'antica Adrianopoli), dove lottò contro l'influenza greca sui bulgari. Più tardi insegnò a Stara Zagora. Scrisse poesie rivoluzionarie, e dopo l'Insurrezione di Aprile fu incatenato e rinchiuso nelle prigioni turche.
Durante un incendio a Stara Zagora perse i suoi manoscritti e 15000 detti popolari. Durante la guerra di liberazione russo-turca (1877-1878) condusse le truppe del generale Mihail Skobelev attraverso i valichi di Stara Planina, e fu testimone della vittoria a monte Shipka seguendo le truppe fino a San Stefano.
Dopo la liberazione della Bulgaria dal giogo ottomano lottò insieme a Petko Karavelov per una costituzione democratica nel parlamento. Diventò presidente del Parlamento (1880) e ministro dell'istruzione e degli affari interni (1880-1881). Pubblicò i giornali "Osten " (1879), "Zelokupna Bulgaria" (1879), "Nezavisimost" (L'Indipendenza) (1880-83), "Tyrnovska constituzia" (1884), "Istina" (1886), " Sofijski dnevnik " (1886) e " Pravda " (1888).
Per le sue idee democratiche e partecipazione nelle lotte politiche venne arrestato, ottenne il divieto di insegnare e una riduzione della pensione. Profondamente amareggiato muore a Sofia l'1 luglio 1895
Opere
Con le sue opere Petko Slavejkov contribuisce allo sviluppo della lingua letteraria bulgara. Scrive canti e poemi patriottici e lirica d'amore e paesaggistica sotto l'influsso dei poeti russi dell'epoca. Oltre ad essere il primo poeta della nuova Bulgaria è traduttore, filologo, folklorista, fondatore della letteratura bulgara per bambini, autore di libri di scuola. Studia le usanze bulgare, la ritualità, demonologia. Scrive sotto diversi pseudonimi.
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(Estratto da Vikipedia.org)
 
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ATANAS DALCHEV
Atanas Dalchev, (1904-1978) uno dei più noti poeti moderni bulgari. Poco noto in vita, questo poeta aderì alla corrente poetica imagista opponendosi all'estetica del simbolismo che dominava la scena poetica bulgara al tempo. Negli anni '50, quando i poeti erano costretti a scrivere poesie per cantare le lodi del comunismo, Dalchev preferì non pubblicare nulla della sua produzione poetica dandosi a lavori di traduzione dal francese, russo, spagnolo, tedesco.
 
NEVE
 
Sulle nude grondaie,
sulle strade di asfalto,
la neve si adagia,
in pennellate bianche
immacolate, luminose, come
mondi divini… qui… ah. Giammai.
Una cappa di piombo e di fumo
incorona i tetti della città… tutto l’anno, per anni:
dove l’inverno è nero e il bianco ignoto:
dove il cielo vuoto lascia cadere gocce di freddo,
piccole vite disfatte
dalla polizia e da magnaccia
in una pappa affumicata.
E i camini fanno scuro il mattino…

Bianco, ancora neve nel parco…
I bambini giocano in silenzio…
 
 
STEFAN TZANEV
Stefan Tzanev è uno dei nomi di maggior rilievo negli ambienti letterali e teatrali bulgari. Ha scritto il poema Boulevard Amorosi all'inizio degli anni ottanta. La prima messa in scena dell'opera è nel 1983 con regista Nicolaj Polokov sulla scena del Teatro Giovanile. Dopo il diecimo spettacolo l'opera viene tolta dalla programazione dalle autorità del Partito Comunista Bulgaro e l'autore viene accusato in incitamento a una somossa contro il Governo di allora. Non si sa se questa accusa a che fare col fatto che la parola SVOBODEN ( LIBERO ) appare per ben 36 volte nelle battute degli attori?!...Comunque in quell'epoca la censura di opere teatrali non è inconsueta: lo stesso autore ricorda che nello stesso periodo erano state tolte da programazione più di trenta opere. Dopo le accuse a Stefan Tzanev viene proibito di occuparsi di teatro nella capitale- si trasferisce nel teatro di Plovdiv.
La seconda variante dell'opera conserva il soggetto e i motivi musicali di base, l'azione viene trasferita nel 2000. Appaiano anche un monologo e due nuove canzoni. Il testo è stato aggiornato in relazione alla nuova ambientazione storica. Il regista è Boris Pankin che dicce di essersi posto come obbietivo " il riempiamento del profondo solco tra il teatro e i giovani prima che esso si trasformi in abisso". La maggioranza degli attori sono studenti dell'Accademia Teatrale di Sofia e del coleggio teatrale Luben Groyce con la collaborazione degli attori del Teatro Sofia.Nessuno di loro si occupa professionalmente di danza e tutte le canzoni vengono cantate dal vivo.
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