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- Archeologia, Architettura

VITA ESOTICA NELL'ANTICA TRACIA

Una serie di scoperte spettacolari presso tre siti nella Bulgaria centrale e meridionale ha offerto uno sguardo sullo stile di vita esotico degli antichi Traci, come mai prima d’ora era successo.
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Georgi Kitov, un veterano esperto di storia dei Traci, che ha scavato più di 30 tombe costruite per l’antica elite di guerrieri, ha dichiarato che i Traci erano noti per bere forti vini rossi non diluiti, e per la loro abilità marziale. Avrebbero vinto il confronto con il gladiatori dell’antica Roma.
Come risultato delle ultime scoperte, i Traci, che eccellevano nella costruzione di tombe elaborate e di templi incisi nella roccia, hanno colpito l’immaginario collettivo.
Sotto il regime comunista, la ricerca relativa alla cultura dei Traci, una casta guerriera che accumulò ricchezze nella forma di oggetti d’oro ed argento, fu lasciata in secondo piano rispetto alla storia slava, che rifletteva lo stretto legame politico tra Bulgaria ed Unione Sovietica.
Kitov, con indosso una maglietta che ritrae la sua ultima scoperta – una testa bronzea, ritenuta appartenere al re Sevt III - è chiaramente entusiasta di rendere più accessibile al mondo l’antica cultura tracia.
Ha dichiarato che più di 15.000 persone hanno già visitato la tomba del re del IV secolo a.C. presso Kazanluk, dalla sua scoperta il mese scorso, ma che “purtroppo, abbiamo dovuto chiuderla per l’inverno”.
Al lavoro con un team di otto esperti dell’Istituto Archeologico dell’Accademia Bulgara delle Scienze, il Dr Kitov ha recuperato una tomba di tre camere che fonde - in modo del tutto inedito - una volta ad alveare della Grecia preistorica agli stili di architettura locale.
La camera interna – abbastanza grande per tre persone in piedi – è stata ricavata da un unico blocco di granito del peso stimato di 60 tonnellate “come un sarcofago gigantesco”. L’imponente blocco di pietra è stato trasportato da una miniera a circa 10 km di distanza, ha spiegato Kitov.
Conteneva una raffinata coppa d’oro a due manici e tre anfore e l’equipaggiamento militare di Sevt: 10 lance, una spada, un elmetto bronzeo decorato con motivi d’oro e d’argento, uno scudo rotondo ed un gambale di metallo.
La scultura che ritrae il volto di Sevt, probabilmente opera dello scultore greco Lysippus, è frastagliata sul collo, forse a richiamare l’antico rituale dei Traci di dividere in sette pezzi il corpo di un eroe.
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Nicholay Ovcharov, anch’egli dell’Istituto di Archeologia, ritiene di avere identificato l’oracolo di Dioniso a Perperikon, un santuario sulla collina circondato dalla foresta, presso la città di Kurdzhali nella Bulgaria sud-orientale.
Fu qui, sostiene, che Alessandro il Grande apprese che sarebbe diventato il conquistatore dell’Asia. Diverse centinaia di anni dopo, il generale romano Ottaviano, in seguito divenuto l’Imperatore Augusto, apprese a Perperikon che avrebbe regnato su un impero immenso.
“L’importanza di questo oracolo è paragonabile a quella di Delfi in Greca” ha dichiarato il Prof Ovcharov. Ha scavato un’ampia sala ovale, a cielo aperto, contenente un altare rotondo inciso nella roccia, che corrisponde alla descrizione offerta dallo storico Svetonio dell’oracolo di Dionisio.
La divinazione si basava su quanto alte sarebbero salite le fiamme del fuoco sacro, dopo che vi veniva versato sopra il vino, ha spiegato.
Perperikon ha una lunga storia come sito sacro, dal IV millennio a.C. fino ai tempi cristiani. Una chiesa fu costruita sui primi resti nel V secolo d.C. ed il santuario pagano divenne parte di un vescovado bizantino.
Il Prof. Ovcharov ha anche condotto uno scavo al tempio di Tatul, presso il confine bulgaro con la Turchia. Con la sua singolare sommità piatta che s’innalza sopra la foresta, il santuario è visibile da miglia di distanza.
Potrebbe essere il sito considerato in antichità la tomba di Orfeo, il leggendario musico della Tracia, che fu fatto in pezzi dalle seguaci di Dioniso, e che ispirò uno dei più popolari culti religiosi del mondo antico.
 
 
 
 
 

 

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NICOLA DJULGHEROFF

 

Nativo della città bulgara di Kustendil, partecipa a mostre di pittura in Bulgaria, in Austria ed in Germania. Nel 1923 é al Bauhaus.
Nel 1926 si trasferisce in Italia, laureandosi in architettura a Torino e stabilendo i suoi primi rapporti con l'ala torinese del movimento futurista.
Contemporaneamente si dedica alla pittura, alla grafica pubblicitaria, alla progettazione di mobili, lampade e oggetti in ceramica e cristallo, elaborando inoltre numerosi progetti di architettura stilisticamente influenzati dalle coeve esperienze moderniste europee.
Nel 1928 é presente alla Prima Mostra di Architettura Futurista a Torino.
Attivo nelle elaborazioni teoriche del gruppo futurista - particolarmente in quelle legate all'aeropittura - nel 1934 porta a termine la realizzazione di Casa Mazzotti ad Albissola, una delle poche architetture futuriste oggi esistenti (1901-1982)

(fonte: rebel.net)

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KOLYO FICHETO

Kolyo Ficheto (1800-1881), un autodidatta, è considerato il più importante architetto del periodo della Rinascita nazionale bulgara.
Molti edifici e chiese della zona di Veliko Turnovo testimoniano della sua lunga attività professionale.
Ficheto raggiunse fama e notorietà grazie alla progettazioni di due grandi ponti: quello realizzato vicina a Byala, costruito utilizzando una originale tecnica nell’assemblaggio di grandi blocchi di pietra, e quello, l’unico coperto esistente in Bulgaria, che consente di attraversare, a Lovech, il fiume Osum.

 

 

 

 


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